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Personaggi - PROLOCO VOLVERA

PROLOCO VOLVERA
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Personaggi

IL VENERABILE DON LUIGI BALBIANO


Il sacerdote volverese che visse nel piccolo cerchio fra Volvera, Avigliana e paesi limitrofi, che scelse il gradino più basso nel mistero di allora e vi rimase tutta la vita, è forse il cittadino più illustre di Volvera dopo Mariuccia Spegno – la Santa di Volvera, e presso la sua tomba si recano ancora oggi in pellegrinaggio i suoi devoti, mentre a Roma continua il processo di beatificazione.
A lui è intitolata la scuola di Volvera di via Risorgimento nel cui ingresso vi è un bronzo opera dello scultore Tancredi Pozzi, lo scultore che aveva modellato statue equestri di re e di condottieri, che aveva concepito con ardito simbolismo il monumento eretto sul piazzale di Superga a ricordo del re Umberto I. Parlando del suo lavoro di Tancredi Pozzi confessò: “Ho voluto fare un busto semplice. Ho cercato di celebrare la bontà di quell’oscuro servo dei servi del Signore”. Il critico d’arte del monumento, il giornalista Emilio Zanzi, ammirando l’opera nello studio dello scultore scrisse “Tancredi Pozzi con quest’opera semplice e modesta ha forse modellato per l’altare l’immagine di un altro nostro santo, di un altro magnifico prete, molto semplice e tutto piemontese”.

Don Luigi Balbiano nacque a Volvera il 25 Agosto 1812 e morì ad Avigliana il 22 marzo 1884 a 72 anni non ancora compiti. Per inquadrare la sua vicenda terrena e la sua esperienza religiosa è bene riferire alcune coordinate storiche: segnarono l’arco della sua esistenza sei sovrani, sei pontefici, sei arcivescovi di Torino. Nacque suddito di Napoleone che in quell’agosto 1812 era sulla via di Mosca e stava per imboccare la curva discendente della sua prestigiosa parabola; crebbe nel clima del restaurato “ancien regime” sotto Vittorio Emanuele I e Carlo Felice, maturò e invecchiò negli anni del Risorgimento con Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, morendo alle soglie dell’epoca umbertina.
Quando il figlio di Gaspare Balbiano e di Teresa Sclaverani fu battezzato con i nomi di Giovanni Luigi, Pio VII era prigioniero a Fontainebleau. Dopo il breve pontificato di Leone XII e quello di Pio VIII, guidò la Chiesa Gregorio XVI.
Nel 1846 iniziò il suo pontificato Pio IX e Don Balbiano, ormai sulla settantina, pur essendo già salito sulla cattedra di Pietro Leone XIII, segnava la data del proprio testamento con queste parole: “Quarto anniversario della morte del Grande Pio IX”.
Sembra opportuno richiamare ancora altri brevissimi dati: nel 1812 il Cottolengo era prete da un anno, il Cafasso contava 20 mesi di età, Don Bosco sarebbe nato tre anni più tardi il 16 agosto 1815.

Don Luigi Balbiano ricevette la sua prima formazione culturale e religiosa dal Prevosto Don Giuseppe Carignano e dal viceparroco Don Stefano Rasino. Compì i suoi studi nel seminario di Chieri, fu ordinato sacerdote nel maggio 1837 da Mons. Luigi Franzoni. Fu vicecurato ad Avigliana per tutta la vita. Il parroco di Avigliana Don Domenico Marrone, quando Don Balbiano morì ritenne necessario mettere un breve riassunto della sua vita nella bara funebre, ma la scritta si cancellò quasi completamente e il foglio rimase come documentazione della “fama sanctitatis”. L’iscrizione sulla tomba a Don Balbiano nel vecchio cimitero di Avigliana con le sue assonanze sembra uno squillo di tromba: “Alla memoria del reverendo Don Luigi Balbiano di Volvera, vicecurato di Santa Maria in Avigliana, modello di umiltà,purità, povertà e carità. Deceduto l’anno 1884 in età di anni 72, il parroco e i parrocchiani ammiratori di sì esime cristiane virtù posero”. Il 21 novembre 1981 il Santo Padre Giovanni Paolo II ha dichiarato che Don Balbiano ha praticato le virtù in grado eroico.


MARIUCCIA SOPEGNO, “LA SANTA” DI VOLVERA

Maria Sopegno detta “ Mariuccia” –la “Santa” di Volvera – nacque il 29 luglio 1917 nella casa di via Spirito Santo (ora via XXIV Maggio) dove per tutta la vita abitò con i suoi familiari e accolse per tantissimi anni migliaia di persone in cerca di ascolto e sollievo.


Maria, figlia di Giacomo Sopegno e Bruera Maria Rosa, secondogenita di 5 fratelli, trascorse una infanzia tranquilla e serena in una semplice famiglia contadina trascorrendo il suo tempo, come tutti i bambini, a correre e giocare nel cortile di casa con i fratelli e gli altri bambini del vicinato, accompagnando il papà e i suoi due fratelli più grandi Domenico e Bartolomeo nei lavori dei campi e, più avanti negli anni, aiutando la mamma nelle faccende domestiche e nell’ assistenza ai fratelli minori Lodovica ed Agostino.
Lei stessa, nella sua breve autobiografia, racconta così il fatto che diede la svolta a tutta la sua vita: “- All’età di sette anni, mentre dormivo, vidi una grande luce che illuminò tutta la stalla … e accanto a me una Signora tutta vestita di bianco … che mi chiamò e mentre, una alla volta toccò le mie mani, disse: Maria, ascolta! Hai una grande missione da compiere, dove tu poserai queste mani gli ammalati si sentiranno meglio e potranno anche raggiungere la guarigione …”.
La notizia di questi fatti suscitò ovviamente nella piccola comunità di Volvera un grande clamore e la piccola Mariuccia fu allontanata dal paese per alcuni anni con la finalità di farle dimenticare queste visioni e di farla desistere dal continuare a sostenere la sua ferma volontà di dare attuazione alla “missione” ricevuta.

Anche questa esperienza contribuì certamente a forgiare il carattere schivo e riservato di Mariuccia Sopegno anche se ben presto i primi ammalati, a cominciare dagli stessi familiari, cominciarono a sollecitare le sue cure ottenendone sollievo e beneficio. La notizia di questi fatti si estese velocemente oltre i confini di Volvera e, agli inizi degli anni 1930, si parlava in tutto il Piemonte della “ragazza di Volvera che guarisce gli infermi”. Alla fiducia dei suoi estimatori si aggiunsero anche autorevoli valutazioni di illustri medici e, tutto questo, provocò ben presto alla “Santa di Volvera” nuovi ostacoli e contrapposizioni che diedero luogo ad una denuncia per pratica abusiva della professione medica e culminarono col suo arresto nel mese di febbraio 1933.
In seguito a questi fatti, Mariuccia visse per un secondo periodo lontano da Volvera ospite di una zia a Torino. Terminò con profitto nel giugno 1934 gli studi elementari e successivamente conseguì presso l’Ospedale Mauriziano la qualifica di “infermiera professionale”.
Rientrata a Volvera non ebbe modo di esimersi dal riprendere la sua attività che ebbe un forte incremento a partire dagli anni 1950. In questi anni di lei si interessarono i principali quotidiani, alcune riviste mediche e persino “la settimana Incom” che nel numero 747 dedicò alla “Santa di Volvera” un ampio servizio in cui erano evidenziate le sue capacità di accogliere e guarire gli ammalati.
Attorno alla sua figura si sviluppò un maggiore interesse e il numero dei suoi visitatori aumentò visibilmente. Ben presto alcuni di loro si raccolsero in piccoli gruppi per affrontare, a scadenze ricorrenti, il viaggio a Volvera in pullman con la garanzia di trovare soluzione a tutte le esigenze di soggiorno.
Fino agli anni 1980 Mariuccia Sopegno accolse i suoi ammalati per 8 o 10 ore al giorno, riservando un’ ora al giorno dalle 11 alle 12, ai bambini, ai sacerdoti e alle suore e concedendo brevi pause alla sua attività soltanto durante le feste natalizie e nel mese di agosto, quando con i familiari si allontanava per qualche periodo di riposo.
La sua dedizione e la sua generosità non avevano limiti e, oltre all’ impegno instancabile verso le persone, sono parecchie le opere benefiche da lei promosse per il suo paese. Tra tutte spicca la donazione al Comune di Volvera del “Soggiorno Mariuccia”, una casa di riposo, modernamente attrezzata, in grado di ospitare una quarantina di anziani. Per raggiungere la somma richiesta per realizzare quest’opera, inaugurata nel maggio 1985 e costata più di un miliardo di lire, parteciparono con le loro offerte anche i “suoi ammalati” e i gruppi organizzati dei suoi visitatori.
Dopo brevi interruzioni a causa di alcuni lutti in famiglia, continuò instancabile e con piena disponibilità verso “i suoi ammalati” fino alla morte, avvenuta improvvisamente nel pomeriggio di domenica 27 giugno 1993.
Il 29 giugno ai suoi funerali partecipò una folla immensa. Sin dal primo mattino le strade di Volvera furono invase da auto e pullman con le targhe più disparate; gente comune, religiosi, autorità politiche, bambini, anziani, ricchi e poveri erano giunti da ogni dove per ricordare insieme ai volveresi “una donna che nella vita ha soltanto fatto del bene”. E’ sepolta nel cimitero di Volvera nella tomba di famiglia, meta di “pellegrinaggio” ancora oggi, come la sua casa di via XXIV Maggio, ora trasformata in museo aperto al pubblico su appuntamento.

 
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